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6/9/03 - 314 click

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penna Gelsomina (omaggio a Fellini)

La fiaba allegra

Il Mondo della Fantasia è il posto in cui nascono e vivono i protagonisti delle fiabe, dei racconti e dei sogni che fanno parte della cultura delle persone e dei popoli. Questi personaggi vanno e vengono dai luoghi natii e, a volte, si fermano presso di noi. Tra essi c’è chi ci fa riflettere suggerendoci idee e insegnamenti. Qualcun altro ci commuove, ci diverte e ci fa sperare.

Molti anni or sono, nel Mondo della Fantasia, nacque Fiabettola che, in principio, era una fiaba piccola piccola: studiava, giocava, mangiava e cresceva. Da grande, diceva spesso, sarebbe venuta volentieri a vivere sul nostro Pianeta.

Un giorno, quando era già adolescente, scoprì un giornale di corrispondenze dalla Terra. C’erano buone notizie. La prima era questa: “E' finito l’inquinamento”. Gli altri titoli erano ugualmente rassicuranti: “La temperatura terrestre è diminuita di cinque gradi”; “Ci sono meno insetti”; “I ladri sono scomparsi”; “Il terrorismo? Le guerre? … Finiti!… “.

Mentre leggeva, Fiabettola non stava nella pelle per la contentezza. Tutto ciò che accadeva dalle nostre parti la appassionava.

Chiamò a raccolta, col cellulare e con le mail, parenti ed amici.

Il primo ad accorrere fu Archimede, cogli occhietti spiritati, più stralunato che mai perché era sotto invenzione. Poi, solennemente, avanzò Paperone con tutta la carovana dei nipotastri che contava cantando. Peter Pan piovve dall’alto mentre stava collaudando un Personal-paracadute. Minore ­ un personaggio minore di un raccontino minore ­ comparve pavoneggiandosi in compagnia di Cappuccetto Rosso, sua ultima fiamma. Pinocchio sfrecciò in monopattino color platino rischiando di rompersi il naso in frenata a due palmi da un pino.

Gelsomina arrivò un po’ dopo, da sola, senza papà Federico, colorata di stracci, lo sguardo allegrotto e stranito come al solito. Indossava a un piede la scarpina di Cenerentola che, anche a suo dire, le stava strettina e in mano brandiva la tromba del film che la rese immortale. Ascoltava. A tratti sghignazzava puerilmente. Muovendosi goffamente, accennava improbabili passi di danza.

All’improvviso esordì con una sonora risata da clown: - Ah! Ah! Ah! ­ scandì a pieni polmoni.­ Ah! Ah! Ah! ­ripeté ancor più sarcasticamente. - Il mondo è cambiato?!… E io ve lo annuncio con la…tromèba! - (così chiamava la tromba). E giù, a sottolineare l’improbabile rivelazione, una prolungata pernacchia musicale strombazzata con maestrìa. Barcollando faceva le piroette.

Fiabettola, dinanzi al pubblico che ormai straripava, con Totò e Charlot tra i più seri ed attenti, continuava a leggere il giornale. I suoi occhi verde-giada brillavano nel volto chiaro e paffuto punteggiato di sbiadite lenticchie.

- E’ finita la schiavitù! ­ esultò ad un tratto a squarciagola. La notizia suscitò un’ovazione così potente che fu avvertita in un’altra galassia.

- I bambini giocano a palla, - riprese eccitata - si rincorrono nei prati, respirano aria pulita, fanno scuola all’aperto.

- Sentite questa! ­ incalzò - “La Mafia si è dimessa”. “Finiscono gli intrallazzi e le tangenti. I politicanti corrotti chiedono perdono e re-sti-tui-sco-no le somme rubate. I senza lavoro, lo trovano (il lavoro). I barboni si alzano dai marciapiedi e gestiscono i servizi sociali. Gesù Cristo, ogni volta che passa, non viene più crocefisso…”.

Il verso sgraziato di una cornacchia interruppe bruscamente la lettura. Proveniente ugualmente dall’alto, gli fece subito eco un urlo cavernoso in rapido avvicinamento. Tutti levarono il capo all’insù. Charlot si agguantò la bombetta dietro la nuca.

Disegnando una lunghissima scia di fuoco e di fumo, che oscurò improvvisamente la piazza, sfrecciò a cavallo di una vecchia scopa affumicata la figura scura e legnosa di una stregaccia brutta, puzzolente. Aveva, questo uccello del malaugurio, il nasone ricurvo e umidiccio e la testa rasata come un pollo spennato. E pareva uscita da chissà che malefica fiaba. Urlava allarmata, con un tono più torvo e più cupo della cornacchia. All’inizio non si distinguevano le parole. Poi, quando fu vicina e rallentò, divennero chiare: - Non è vero! Non è vero! Non è cambiato niente! Non è vero! Non è vero! Non è cambiato niente! ­ ripeteva ritmando all’infinito, come un allarme impazzito, con le labbra sgocciolanti che ribollivano di saliva e di bava.

Ora volteggiava con ampie evoluzioni concentriche sopra la folla intossicandola col fumo maleodorante e bersagliandola coi lapilli che uscivano dalla scopa e con la bava biancastra.

Urlando per lo spavento alcuni si dileguarono.

Fiabettola si svegliò di soprassalto trovandosi di colpo seduta sul suo grazioso lettino. Si guardò intorno. Non stava all’aperto. Non c’era la folla. E nemmeno la strega

- Era solo un sogno, ­ gemette delusa. Il suo sguardo incontrò quello dolce di Gelsomina, l’unico, tra i personaggi appena sognati, che a volte l’accudiva e che, accortasi del suo sonno agitato, l’aveva vegliata

Gli occhi di Gelsomina le parvero puri. Si soffermò su di essi. In un attimo la giovane fiaba e la protagonista della “Strada”, il film di Fellini, amorevolmente si scambiarono, coi soli sguardi, aspirazioni, delusioni e certezze. Nel magico silenzio di un istante quegli occhi si trasmisero l’universo

- Era solo un sogno, ­ ripetè ancora Fiabettola, stavolta con un tono di voce più meditato. ­ Voglio che si avveri! ­ declamò ispirata, tra sé e sé, quasi allegra e scanzonata, in conclusione, come se questa fosse la logica conseguenza della precedente asserzione. Poi soggiunse: - Volo sulla Terra. E’ arrivata la mia ora. Lo sento.

Gelsomina non l’aveva persa di vista per un solo momento. Le lanciò uno sguardo d’approvazione. Poi, sempre con l’inseparabile tromèba in mano, ripetutamente annuì compiaciuta ammiccando furbescamente. Il suo sguardo era puro davvero e covava il futuro. Imbracciò solennemente l’arma sonora e, gongolante, intonò un dolcissimo canto.

scritto da Paolo Gatto


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