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17/8/08 - 1357 click

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penna Io speriamo che me la cavo

Ormai i nostri contatti col mondo sono talmente gestiti attraverso cellulari, computer e simili che, quando arriva una lettera a casa, il fatto desta per forza di cose una particolare attenzione.
Se poi a mandare la lettera è il mio teatro preferito, l’Orazio Bobbio (ex Cristallo) di Trieste, il tutto ha un sapore ancora più gradevole. L’occasione è la presentazione del cartellone per l’inizio della nuova stagione teatrale, attraverso un prospetto ricco di nomi di attori cari al pubblico.

Ripenso a come s’è chiusa la passata stagione, con uno spettacolo entusiasmante, interpretato dal bravo e simpatico Maurizio Casagrande, capocomico della numerosa compagnia Elledì 91: con la loro interpretazione di “Io speriamo che me la cavo” hanno animato l’intera sala del teatro con calore napoletano tra canti, risa e dolcezza.

Il bestseller di Marcello D’Orta, da cui Lina Wertmuller ricavò il celebre e bellissimo film interpretato da Paolo Villaggio nel 1992, rivive ancora più intenso e vero sul palcoscenico, dove attori “guagliunciélli” misti a quelli un po’ più grandi incantano con una bravura ed una spontaneità fuori dal comune. Diverse sono le citazioni tratte da “’O scugnizzo” di Raffaele Viviani (celebre autore teatrale di inizio ‘900), opera che il protagonista della vicenda, il maestro Marcello Aprile (impersonato dal coinvolgente Casagrande), decide di far inscenare quale recita scolastica ai propri studenti. Inizialmente Aprile lo fa solo per ripercorrere la strada battuta dal precedente maestro, fervente sostenitore dell’importanza per i ragazzi di appassionarsi a qualcosa che ampli le loro prospettive; in seguito, invece, comprendendo finalmente appieno ciò che il vecchio insegnante aveva provato a fare per tutta la vita, Aprile decide di farlo con lo scopo dichiarato di togliere i ragazzi dalla strada e le ragazze dall’incubo del silenzio omertoso, mettendoli tutti in condizione di combattere per migliorare la propria vita presente e futura.

Sognatore scanzonato e romantico, il maestro Aprile intraprende dapprima da solo il viaggio – lotta contro le usanze e le concezioni dure a morire, per poi trascinare chi ha intorno nel tentativo di cambiare le cose, combattendo anche contro la propria stessa vigliaccheria, fino al sorprendente finale.
Uno spettacolo che mi ha divertito e commosso e che ha coronato una stagione ricca e piena di ottime rappresentazioni, dalla amabile “Vola colomba” (con una sempre magnifica Ariella Reggio a guida di una compagnia teatrale che adoro!) all’intenso e drammatico “Antigone” (recitato dalla compagnia di eccezionali attori del Teatro Carcano, sotto l’esperta guida del grande Giulio Bosetti), dal divertente “Menopause the musical” (con Marisa Laurito, Fioretta Mari, Marina Fiordaliso e Crystal White) alla gradevole commedia “Il divo Garry” (con Gianfranco Jannuzzo, Daniela Poggi e Paola Bonesi); dalla frizzante “Commedia degli errori” (portata sulla scena dai bravissimi Giuseppe e Micol Pambieri, Nino Bignamini e Vera Castagna) al goldoniano “Teatro comico” (con Patrizia Milani e Carlo Simoni), dalla “Rosa tatuata” (con Mariangela D’Abbraccio) a “Non si paga! Non si paga!” (con Marina Massironi e Antonio Catania), fino allo spettacolo fuori abbonamento “Inferiorità” (i cui ruoli sveviani sono stati incarnati da Maurizio Zacchigna, Adriano Girali, Manuel Fanni Canelles e Lorenzo Zuffi).

Nel corso dell’intervallo tra il primo e il secondo atto de “Io speriamo che me la cavo” ho ripercorso mentalmente tutto un anno di teatro, in modo da compilare con cognizione di causa il questionario che, a fine stagione, viene proposto agli abbonato per dar loro modo di valutare le scelte artistiche di coloro che, di anno in anno, pilotano l’allestimento del cartellone.
E vi assicuro che, alle righe “miglior attore”, “miglior attrice” e “miglior spettacolo” sono rimasta diversi istanti con la penna sospesa e mezz’aria, a sognare di poter idealmente premiare con il mio “voto” almeno tre attori/attrici e spettacoli per ciascuna categoria. Alla fine ho scelto, realizzando che la cosa davvero importante è che ho assistito a moltissime rappresentazioni di qualità, per regia, scene, costumi e abilità degli interpreti.
Così dovrebbe essere una stagione teatrale: talmente bella da non sapere quale sia il protagonista migliore!

Sono uscita dal teatro con un largo sorriso, sfiorando le porte che ho varcato migliaia di volte, ripensando ad Orazio Bobbio e ringraziando mentalmente quanti, in sua vece, lavorano ancora oggi per regalarci ogni anno delle stagioni teatrali sempre all’altezza, quando non addirittura superiori, alle nostre aspettative…


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