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21/2/06 - 380 click

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penna Arrivederci amore, ciao

Arrivederci amore, ciao

Non può più trattarsi di una semplice coincidenza! “A History of violence”, “Match Point”, “Cacciatore di teste”: sono tutte pellicole con al centro personaggi di uomini disposti a giocare con il marcio delle proprie coscienze, farla franca e così indossare i nuovi panni di un’esistenza normale conquistata con il sangue di vittime innocenti!
Come fa Giorgio, “l’eroe” del film “Arrivederci amore, ciao” (il brano “Insieme a te non ci sto più” reinterpretato da Caterina Caselli fa da leit motiv all’intero film) che segna il ritorno sul grande schermo del regista “televisivo” Michele Soavi.

E’ un tipo sfrontato e cinico, scanzonato e maledetto (Alessio Boni ne interpreta con convinzione le diverse facce), un ex terrorista che ha deciso di non pagare il conto con la giustizia e tra pentimenti, delazioni e ricatti riesce ad evitare l’ergastolo ed arrivare alla completa riabilitazione. Una via crucis di sangue ed azione efferate che Soavi (dal romanzo omonimo di Massimo Carlotto) “inquadra” con una maestria tecnica che lascia poco spazio alle dietrologie politiche, agli sfondi di un’Italia sociale e civile allo sbando, alle motivazioni etiche e fanatiche di una generazione “malata” per concentrarsi invece sulla personale e dolorosa odissea di un uomo costretto a tingere definitivamente di nero la sua anima per riuscire a vivere in un mondo buio.
Non una via di scampo, una boccata d’ossigeno, un flebile raggio di sole all’orizzonte per questo noir intriso di pessimismo esistenziale e con il quale a fatica ci riesce a specchiarsi.
Dal coinvolgimento del poliziotto corrotto Anedda (“disegnato” da un Michele Placido semplicemente perfetto!) all’ultimo sacrificio che vede immolare la fidanzata Roberta (il quarto d’ora finale che la vede protagonista – grazie alla naturalezza di Alina Nedelea – sono le sequenze migliori del film!), assistiamo confusi e smarriti – colpa anche di alcuni snodi e passaggi narrativi poco plausibili – a questo percorso di redenzione sui generis che vede per l’appunto l’eroe Giorgio trionfare alla stregua dei suoi recenti “colleghi” cinematografici all’inizio citati.
Tutti costretti – a loro insaputa – ad incarnare la licenziosità, il rischio, la deriva di un’umanità moderna costretta al peggio per continuare a sopravvivere!

Scritto da Calogero Messina


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